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Comunità Casa Paterna - San Donà di Piave (VE)

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Comunità Casa Paterna - San Donà di Piave (VE)

  • Descrizione

    COMUNITÀ EDUCATIVA MINORI CON PRONTA ACCOGLIENZA “CASA PATERNA”
    Struttura autorizzata all’esercizio dal Comune di San Donà di Piave con delibera n. 42 del 07/10/2016 e con scadenza al 30/12/2019 Struttura in fase di accreditamento dalla Regione Veneto

    Il profilo della Comunità
    La Comunità educativa “Casa Paterna” accoglie minori per i quali sia stata accertata la temporanea impossibilità di vivere nel contesto della famiglia naturale o in altre idonee collocazioni.
    Di norma l’inserimento viene disposto con provvedimento dell’Autorità Giudiziaria Minorile e realizzato in accordo coi servizi sociali e/o socio-sanitari territorialmente competenti.
    Salvo diverse indicazioni del Tribunale per i Minorenni e dei servizi invianti, i genitori – e le mamme in particolare – vengono coinvolti nella fase dell’inserimento e mantengono costanti relazioni con i figli.
    Pur trattandosi spesso di una separazione forzata e non condivisa dalla famiglia d’origine, il lavoro della Comunità si connota sia come misura di protezione del bambino che come opportunità per le mamme fragili e disagiate di recuperare ruolo e competenze genitoriali. Il personale ha il compito di sostenere e facilitare le capacità genitoriali.
    Consapevoli che i bambini che arrivano in Comunità provengono da situazioni gravemente carenti, se non di pesante compromissione e pregiudizio per la loro crescita, il lavoro degli operatori restituisce centralità ai loro bisogni, attraverso precise assunzioni di ruoli e responsabilità finalizzate a ricreare un modello ed un clima il più possibile di tipo familiare, pur nella consapevolezza che trattasi di una funzione temporanea, vicaria e non sostitutiva di quella materna e/o parentale.
    Il lavoro dell’equipe si fonda sulla disponibilità emotiva, la coerenza educativa, l’affidabilità, la capacità di prendersi cura e di tenere a mente il bambino nella sua globalità. Il minore può personalizzare il proprio spazio anche portando con sé giochi, indumenti ed oggetti che rivestono per lui particolare significato.
    Quando è possibile, fatte salve le misure d’urgenza, la mamma e/o le figure significative per il bambino vengono coinvolte nella fase dell’accoglienza, allo scopo di favorire la migliore conoscenza ed il giusto approccio alle abitudini e dalle sue peculiari esigenze.

    Definizione degli standard e della qualità del servizio Il lavoro della Comunità è volto prioritariamente alla protezione dei minori, a favorirne la crescita e lo sviluppo psicologico e sociale.
    L’Équipe educativa si impegna ad offrire – attraverso le osservazioni mirate – un materiale utile e significativo per i servizi sociali, sanitari e della giustizia, ai fini della definizione delle scelte più opportune per il futuro dell’ospite.
    Il tempo di permanenza nella struttura di accoglienza deve – anche in ragione della fascia d’età – essere contenuto nei limiti strettamente necessari al raggiungimento degli obiettivi sottesi alla richiesta di inserimento ed al Progetto Quadro e, di norma, non superare i due anni.
    L’Équipe Educativa si impegna, entro il limite di 90 giorni dall’ammissione del bambino, a formulare – tenendo conto degli elementi forniti dal Progetto Quadro predisposto in collaborazione con i Servizi invianti – il Progetto Educativo Individualizzato, prefigurando obiettivi e strategie di intervento.
    Dopo il primo periodo di ambientamento ed osservazione, vengono individuati per ogni ospite, un educatore di riferimento, che dovrà occuparsi in maniera preferenziale – pur ovviamente non esclusiva – dei bisogni particolari di “quel” ospite, tenendo in mente tutte le necessità legate all’accudimento, alle azioni educative, alla scuola, al tempo libero.
    In caso di Pronta Accoglienza, l’ospitalità del minore non può superare i 90 giorni previsti dalla normativa regionale.
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